INNOVAZIONE MARCO POLO

TEMPIO DI SAN FEDELINO

INTRODUZIONE

Immersa nelle bellissime Alpi Retiche, la Valchiavenna é meta perfetta per godersi la montagna. Situata sulla riva del Lago di Mezzola, la piccola chiesetta di San Fedelino, è un vero e proprio “gioiello del lago” alla chiesetta si arriva grazie a un percorso di trekking tra i boschi che parte da Casenda risalendo il fiume Mera; oppure con traversata in barca da Dascio.

 

Il percorso riconnette l’uomo con la natura: il silenzio e la tranquillità del paesaggio naturale rendono l’esperienza unica. Riusciamo a intravedere le meraviglie che la costituisce, gli animali dei boschi, i fiori e gli alberi profumano e colorano il paesaggio con le loro diverse sfumature.

TRA STORIA E LEGGENDA

Secoli fa, intorno al 300, al tempo in cui l’Impero Romano cercava di bloccare con ogni mezzo la diffusione del Cristianesimo, sulla sponda settentrionale del Lago di Como già sorgeva un piccolo villaggio chiamato Summo Locu dedito alla pesca e al commercio.

In quel borgo trovò rifugio Fedelino, un soldato imperiale convertitosi al Cristianesimo, che trascorse lì i suoi ultimi giorni pregando e diffondendo il messaggio di cristo.

Poco tempo dopo il suo arrivo, una squadra di cavalieri dell’Imperatore raggiunsero Fedelino per decapitarlo.  Del giorno dell’uccisione si tramanda come il cielo divenne scuro mentre una violenta tempesta si abbatteva sul villaggio. I cavalieri scapparono terrorizzati e tutti gli stanti compresero che quello a cui stavano assistendo era evento sovrannaturale: capirono che Fedelino non era una persona comune, a lui dedicarono un sacello poi abbandonato.

 

Si tramanda che, secoli dopo, Fedelino apparve in sogno ad una donna per indicare il luogo del suo seppellimento: il vescovo, informato del sogno, ordinò di scavare alla ricerca delle reliquie che vennero effettivamente ritrovate nel luogo indicato ed in seguito trasportate a Como nella basilica di Santa Eufemia che per l’occasione venne intitolata a San Fedele. Sul luogo del ritrovamento venne eretto l’edificio che ancora vediamo.

ARCHITETTURA

Il tempietto in stile romanico, costituito da una minuscola navata completata da una piccola abside, è stato edificato con differenti tipi di pietra locale.

Lo stile denuncia l’ambito di origine dei costruttori: i Maestri comacini, ovvero tagliatori di pietra, scultori ed architetti provenienti dai villaggi della diocesi di Como.

La chiesetta ha due ingressi, uno sul lato sud e un altro sul lato nord, entrambi terminanti con arco a tutto sesto. È priva di una vera facciata dal momento in cui è stata costruita a ridosso della parete rocciosa.

L’abside è semicircolare, segnata da una finestrella centrale, monofora a doppia strombatura. L’esterno di quest’ultima è ingentilito da tre coppie di archetti pensili. Il tetto è coronato da un fastigio a capanna con arco cieco.

Tutta la superficie muraria, sia all’interno che all’esterno, doveva presentare un apparato pittorico: secondo la tradizione pare vi fosse la consueta figura di San Cristoforo, santo protettore dei viandanti e per chi doveva superare la corrente del fiume Mera.

Ora rimangono solamente gli affreschi interni, gravemente danneggiati. La decorazione meglio conservata è nell’abside, dove vi è raffigurato Cristo benedicente tra due angeli adoranti. Sulle pareti vi erano rappresentati degli apostoli di cui ora rimangono solo tracce delle teste.

L’edificio fu dimenticato per alcuni secoli, anche a causa della posizione geografica decentrata. Ebbe dei momenti di decadenza, durante i quali fu adibito a diversi usi: fortino spagnolo, stalla e deposito per gli attrezzi.

Agli inizi del ‘900 fu avviato un primo intervento di restauro per il consolidamento degli affreschi interni. Alla fine dello stesso secolo fu realizzato un altro restauro per la salvaguardia degli affreschi ed interventi archeologici per la sistemazione dell’area circostante l’edificio.